Vanno gli animali in Cielo?

Florecillas de San Francisco de AsisFlorecillas de San Francisco de Asis

Fra. Michele Dimond, OSB, e Fra. Pietro Dimond, OSB

Il seguente articolo rappresenta l’opinione personale dei suoi autori sulla tematica: ove il Magistero Ecclesiastico si pronunciasse o si fosse già pronunciato a riguardo a loro insaputa essi si assoggetterebbero ad esso. In base alle docenze Papali ricercate dal MFSS non si è al corrente di alcuna docenza Ecclesiasticamente Magistrale circa il raggiungimento del Cielo da parte degli animali. Reputasi che perlomeno alcuni animali vadano sì in Cielo.

In Apocalisse 19 si ottiene una visione del Cielo: Gesù Cristo è veduto cavalcare un cavallo, le armate della Parola Divina seguitantiLa sui medesimi.

Apocalisse 19:11-14, 17: “Poi vidi il cielo aperto; ed ecco un caval bianco; e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele, e il Verace; ed egli giudica, e guerreggia in giustizia. E i suoi occhi erano come fiamma di fuoco, e in su la sua testa v’eran molti diademi; ed egli avea un nome scritto, il qual niuno conosce, se non egli; ed era vestito d’una vesta tinta in sangue; e il suo nome si chiama: La Parola di Dio. E gli eserciti che son nel cielo lo seguitavano in su cavalli bianchi, vestiti di bisso bianco e puro. … Poi vidi un angelo in piè nel sole, il qual gridò con gran voce, dicendo a tutti gli uccelli che volano in mezzo del cielo: Venite, raunatevi al gran convito di Dio;”

La parola tradotta come Cielo in molti passaggi del Nuovo Testamento, Apocalisse 19:11 inclusa, proviene dalla parola Greca ouranos. Essa può riferirsi od al cielo od alla regione abitata da Dio: il contesto di tale capitolo, trattante di Dio assiso sul Suo trono, Apocalisse 19:4, chiarisce che il cielo di tale passaggio si riferisce alla regione abitata da Dio. San Giovanni descrisse l’apertura della regione Divina durante la discesa del Cristo sulla Terra: sono presenti animali, in presenza del Cristo e delle Sue armate cavalcanti cavalli.

Si potrebbe asserire che i cavalli cavalcati dal Cristo e dalle Sue armate sono semplicemente simbolici, tuttavolta: offrirebbe Iddio un’immagine simbolica degli animali in Cielo se il medesimo concetto di animali nel mondo venturo fosse ripugnante alla realtà ultima? Inoltre, la supposizione donde tali descrizioni siano puramente simboliche è non più definitiva di quella per cui esse forniscano un’immagine effettiva di quanto avrà da accadere.

Il padre Ecclesiastico Sant’Ireneo, del secolo II DC, sembrava credere che la descrizione di Apocalisse 19 costituisse una rappresentazione effettiva della realtà futura.

Sant’Ireneo, Contro le eresie [Against heresies], Libro 4, Capitolo 20 (11), 180 DC: “Di più, trattando di questo stesso esatto Agnello, egli ancora comunica: ‘… ed ecco un grande cavallo; Colui ivi assiso veniva chiamato Vero e Fedele ed in giustizia Ei giudicava, guerreggiando… e le armate Celesti Lo seguitavano su dei cavalli bianchi, abbigliate in puro lino bianco; dalla Sua bocca procedeva una spada affilata… e sulla Sua veste e sulla Sua coscia un nome scritto Egli aveva: Re dei Regi e Signore dei Signori.’, Apocalisse 19:11-17. In tale maniera preserva sempre la Parola Divina, in un certo modo, i contorni delle cose venture, indicando agli uomini, in una certa maniera, le varie forme o specie delle dispensazioni del Padre, insegnandoci le cose a Dio appartenenti.” [1]

Disse Gesù Cristo Signore: “Non sono 5 passeri venduti per mezzo centesimo? Eppure nessuno di essi è dinnanzi a Dio dimenticato.”, Luca 12:6.

Apocalisse 5:13: “Io udii ancora ogni creatura che è nel cielo, e sopra la terra, e di sotto alla terra; e quelle che son nel mare, e tutte le cose che sono in essi, che dicevano: A colui che siede in sul trono, ed all’Agnello, sia la benedizione, e l’onore, e la gloria, e la forza, ne’ secoli de’ secoli.”

San Francesco da Paola, 1416-1507, fu uno dei più grandi operatori di miracoli della storia Ecclesiastica: egli era specialmente interessato agli animali; egli possedeva un agnello e dei pesci domestici. Egli resuscitò uno dei suoi pesci domestici dopo che esso era stato ucciso, cucinato e fatto a pezzi da un sacerdote: “Francesco aveva una trota preferita, chiamata Antonella. Un giorno uno dei sacerdoti, fornente servizi religiosi, scorse la trota nuotare nella sua piscina: a lui essa sembrava essere solamente un piatto delizioso, sicché, egli la cacciò, portandola a casa per poi gettarla nella padella. Non trovando più Antonella, Francesco realizzò ciò che era avvenuto: egli domandò ad uno dei suoi seguaci di recarsi dal sacerdote alfine di riprenderla. Il sacerdote, infastidito da questo grande interesse per un mero pesce, buttò la trota cucinata per terra, rompendola in diversi pezzi. L’eremita inviato da Francesco raccolse i pezzi rotti in mano e li riportò a Francesco. Francesco li pose nella piscina e rivolgendo lo sguardo al Cielo in preghiera disse: ‘Antonella, nel nome della carità, ritorna in vita.’. La trota si ricompose immediatamente, nuotando gioiosamente per la sua piscina come se nulla fosse accaduto. I frati ed i lavoratori aventi testimoniato a questo miracolo rimasero profondamente impressionati dinnanzi ai clamorosi poteri del santo.”. [2]

San Francesco da Paola risuscitò pure il suo agnello domestico, Martinello, mangiato dagli operai: “Necessitando del cibo gli operai presero l’agnello domestico di Francesco, Martinello, macellandolo ed arrostendolo sulla loro fornace calcarea. Essi mangiavano quando il santo li si avvicinò, cercando il suo agnello: essi gli comunicarono di averlo mangiato, possedendo nessun altro tipo di cibo. Egli chiese loro che cosa avessero fatto della lana e delle ossa: essi gli risposero di averle gettate nella fornace. Francesco si avvicinò alla fornace, guardò verso il fuoco e chiamò: ‘Martinello, vieni fuori.’. L’agnello balzò fuori, completamente intatto, belando gaiamente alla comparsa del suo padrone.”. [3]

È risaputo che San Francesco da Paola chiamava gli animali per nome anche dopo la loro morte: egli credeva apparentemente che essi continuassero ad esistere ancora dopo la morte.

Il Beato Martino de Porres, 1579-1639, fu un santo frate dell’Ordine Domenicano: egli venne beatificato nel secolo XIX; anch’egli deteneva uno speciale interesse per gli animali. Dopo essere stato ucciso senza carità alcuna dal suo padrone un cane venne risuscitato dal Beato Martino de Porres, il quale comunicò persino con esso, istruendolo di non ritornare dal suo ingrato padrone: “Il procuratore del convento possedeva un cane, il quale lo aveva servito fedelmente per 18 anni, tuttavolta, fu ordinato che l’animale venisse cacciato, essendo ormai vecchio e ripugnante. Nondimeno, la fedele bestia sempre ritornava, cercando il suo padrone: fu dunque ordinato che il cane venisse recato lontano ed ucciso. Ciò fu eseguito ed il Beato Martino, una volta scoperta tale ingratitudine, a lui così apparente, fu mosso dalla compassione, domandando che il cane fosse recato presso la sua cella. Egli cercò adunque il procuratore e gli disse: “Padre mio, perché avete ordinato di uccidere l’animale? È questa la ricompensa che voi gli offrite dopo che esso vi ha servito per così tanti anni?’. Dopodiché, chiudendosi nella cella in cui il morto animale era stato riposto Martino si genuflesse per del tempo in orazione, implorando Dio di risuscitare il malcapitato animale secondo la Sua Volontà ed Iddio udì la sua umile petizione. Il giorno seguente i fratelli di Martino lo videro lasciare la sua cella, accompagnato dal fedele cane, vivo e perfettamente sano. Nel nutrirlo nella cucina Martino venne udito proferire queste parole di sobrio consiglio al cane: ‘Orbene, assicurati di non ritornare al servizio del tuo ingrato padrone, poiché assai chiaramente hai tu sperimentato quanto poco i tuoi lunghi anni di fedele servizio sono stati apprezzati.’. Si dice che il cane sia sopravvissuto per molti anni, seguendo sempre l’avviso di Martino, fuggendo dal suo vecchio padrone quandunque lo vedesse avvicinarsi.”. [4]

In un altro caso dei ratti causavano dei problemi ad un uomo già assistito dal Beato Martino: il problema incrementò insino al punto donde i ratti iniziarono ad invadere la sagrestia. Il Beato Martino pensò che il problema si potesse risolvere senza uccidere i ratti, tuttavolta, l’uomo decise di preparare delle trappole. Dopo che un ratto venne preso da una delle trappole il Beato Martino domandò che esso non venisse distrutto: egli parlò quindi al ratto, comunicandogli che esso ed i suoi compagni avrebbero dovuto lasciare il monastero, trasferendosi in giardino. Allo stupore di molti, i ratti obbedirono: “Allorquando Martino vide il piccolo prigioniero il suo cuore fu toccato, non permettendo la sua distruzione. Piuttosto, egli diede esso la sua libertà, dicendo: ‘Suvvia, fratellino, di’ ai tuoi compagni di non nuocere più, di’ alla tua intera tribù di vacare questo santo monastero e di tornare in giardino, dove vi porterò del cibo ogni dì.’. Allo stupore di tutti, i topi ed i ratti uscirono in massa dal convento, trovando rifugio in un vecchio riparo ed ivi Martino si assicurò che essi ricevessero la loro sussistenza giornaliera.”. [5]

Le interazioni di San Francesco di Assisi con gli animali sono ben documentate. Una delle storie più famose concerne San Francesco ed il lupo: un grande lupo terrorizzava tutti gli abitanti di Gubbio, Italia; il lupo divorava la gente e gli animali. Nonostante gli avvertimenti di evitarlo San Francesco di Assisi decise di approcciare il lupo, mentre molti guardavano dalla distanza: “Il lupo, vedendo tutta questa moltitudine, corse verso San Francesco con le fauci spalancate: mentre esso si avvicinava il santo, operando il Segno della Croce, urlò: ‘Vieni qui, fratello lupo: io ti ordino nel nome del Cristo di nuocere né me né alcun altro.’. Meravigliosamente, appena San Francesco ebbe operato il Segno della Croce il terribile lupo, chiudendo le sue fauci, smise di correre ed avvicinatosi a San Francesco si sdraiò ai suoi piedi come un docile agnellino. Gli disse quindi il santo: ‘Fratello lupo, tu hai recato molto male a questa terra, distruggendo ed uccidendo le creature di Dio senza permesso; invero, non hai tu distrutto solamente animali bensì hai osato ancora divorare uomini, creati secondo l’immagine Divina, azione per cui tu sei degno di essere impiccato come un ladro ed un assassino. Tutti gli uomini gridano contro di te, i cani ti perseguono e gli abitanti di questa città sono tuoi nemici, tuttavolta, io vi farò fare la pace, o fratello lupo: se così è, non offenderli più ed essi ti perdoneranno tutte le tue offese passate e né gli uomini né i cani di perseguiranno più.’. Avendo ascoltato queste parole il lupo chinò il capo e mediante i movimenti del suo corpo la sua coda ed i suoi occhi manifestarono segni di concordia con quanto pronunciato da San Francesco. San Francesco dunque aggiunse: ‘Dacché tu vuoi fare la pace io ti prometto che tu sarai nutrito ogni giorno dagli abitanti di questa terra sintantoché tu viva fra di loro: tu non soffrirai più la fame, giacché è stata la fame a farti operare cotanto male. Tuttavolta, attesoché io ottenga tutto questo per te tu devi promettere, sul tuo fianco, di non attaccare più alcun animale od essere umano: fai tu questa promessa?’. Indi il lupo, chinando il capo, manifestò un segno di consenso. Riprese San Francesco: ‘Fratello lupo, dichiari fedelmente che io mi posso fidare di questa tua promessa?’ ed allungando la mano ricevette la promessa del lupo, poiché quegli alzò la zampa e la pose familiarmente nella mano di San Francesco, offrendogli dunque l’unica promessa in suo potere. Allora San Francesco gli si rivolse ancora: ‘Fratello lupo, io ti ordino nel nome del Cristo di seguirmi immediatamente, senza esitazione o dubbio, affinché noi possiamo recarci assieme a ratificare questa pace conclusa nel nome di Dio’ ed il lupo, obbedendogli, camminò al suo fianco come un docile agnellino, alla grande meraviglia delle persone. Orbene, le notizie di questo stupefacentissimo miracolo si sparsero rapidamente nella città: tutti gli abitanti, uomini e donne, piccoli e grandi, giovani e vecchi, si ammassarono nella piazza del mercato onde vedere San Francesco ed il lupo… Tutte le persone promisero dunque all’unisono di nutrire il lupo fino alla fine dei suoi giorni… San Francesco quindi continuò: ‘Fratello lupo, dacché tu mi hai confermato questa tua promessa quando eravamo fuori dalla città io adesso desidero che tu la rinnovi dinnanzi a tutte queste persone, assicurandomi di avere fatto bene a promettere nel tuo nome.’ ed il lupo alzò la zampa ponendola nella mano di San Francesco.”. [6]

Nella vita di San Giovanni Bosco un cane misterioso giocò un ruolo importante: “Iddio diede a San Giovanni Bosco un cane misterioso divenuto il protettore di questo grande santo per la più parte della sua vita. Donde veniva il cane e dove andava non recava conseguenze al santo: egli accettò l’amicizia del cane genuinamente, come parte della Divina Provvidenza. San Giovanni Bosco operò cotanto bene salvando i giovani della sua epoca che fu verosimilmente l’influenza del Diavolo ad aizzare le persone contro di lui, talora insino al punto per cui la gelosia e l’odio spingevano gli uomini a tentare di ucciderlo. Fu in risposta a tale pericolo che un grande cane grigio un giorno apparve, allorché San Giovanni Bosco veniva minacciato dagli omicidi. Il cane, terrificante di aspetto, venne descritto come un Pastore Tedesco alto 3 piedi. Grigio, siccome chiamato da San Giovanni Bosco, appariva ogniqualvolta il santo fosse in pericolo. Una volta che questi malfattori smisero finalmente di tentare di nuocere San Giovanni Bosco il cane scomparve; esso apparve solamente un’altra volta, quando il santo era perso, onde condurlo in sicurezza alla casa dei Salesiani.”. [7]

Una volta San Paolo della Croce, deceduto nel 1775, riprovò un fattore avente proferito blasfemie in frustrazione contri i suoi buoi. Vessato dall’ammonizione il fattore puntò la sua pistola verso San Paolo: “Più terrificato dalle blasfemie che dal suo pericolo corrente il santo innalzò il crocifisso da lui sempre indossato attorno al collo ed annunciò impavido: ‘Giacché tu non rispetti questo crocifisso questi buoi lo rispetteranno.’ e come se avessero compreso i buoi si inginocchiarono immediatamente.”. [8] Dopodiché, il fattore si pentì.

Ne La vita di Sant’Antonio di Padova, deceduto nel 1231, leggesi che a Rimini, Italia, risiedevano molti eretici: “Non acconsentendo essi però alle sue sante parole e rifiutandosi finanche di ascoltarlo, come dei peccatori induriti ed ostinati, il santo un giorno, su ispirazione Divina, si recò presso le rive del fiume vicine al mare. Eretto sulla riva tra il mare ed il ruscello egli iniziò a parlare, nella guisa di un sermone nel nome di Dio rivolto ai pesci: ‘Ascoltate la Parola di Dio, voi pesci del mare e del fiume, giacché gli eretici e gli infedeli odiano ascoltarLa.’; pronunciate queste parole una moltitudine di pesci, piccoli, medi e grandi, senza precedenti in quel mare o ruscello, si diresse improvvisamente verso di lui… tutti portarono i capi fuori dell’acqua, girandosi attentamente verso il volto di Antonio.”. [9]

Ne La vita di Sant’Antonio di Padova si apprende ancora che un eretico Albigese impugnava la docenza Cattolica sulla Santa Eucaristia. Come prova, 2 uomini decisero di permettere al mulo dell’eretico di scegliere tra il suo cibo tipico e la Santa Eucaristia. Il mulo venne privato di cibo per 3 giorni: dopo 3 giorni, in presenza di una grande folla, mentre Sant’Antonio di Padova reggeva l’Ostia, consacrata, dinnanzi all’animale, l’eretico tentò di nutrire il mulo con avena e fieno; il mulo ignorò il cibo e si inginocchiò dinnanzi al Santissimo Sacramento. Come risultato, gli infedeli vennero grandemente confusi ed alcuni di loro si convertirono. [10]

Si consideri la seguente storia proveniente dal Vecchio Testamento.

Numeri 22:21-35: “Balaam adunque si levò la mattina, e sellò la sua asina, e andò co’ principi di Moab. E l’ira di Dio si accese, perciocché egli andava; e l’Angelo del Signore si presentò in su la strada, per contrariarlo. Or egli cavalcava la sua asina, e avea seco due suoi fanti. E l’asina vide l’Angelo del Signore che stava in su la strada, con la sua spada nuda in mano; e l’asina si rivolse dalla strada, e andava per li campi. E Balaam percosse l’asina, per farla ritornar nella strada. E l’Angelo del Signore si fermò in un sentier di vigne, dove era una chiusura di muro secco di qua e di là. E l’asina, vedendo l’Angelo del Signore, si strinse contro al muro, e stringeva il piè di Balaam al muro; laonde egli da capo la percosse. E l’Angelo del Signore passò di nuovo oltre, e si fermò in un luogo stretto, ove non v’era spazio da volgersi né a destra né a sinistra. E l’asina, avendo veduto l’Angelo del Signore, si coricò sotto Balaam; laonde l’ira di Balaam si accese, e percosse l’asina col bastone. Allora il Signore aperse la bocca all’asina; ed ella disse a Balaam: Che t’ho io fatto, che tu mi hai percossa già tre volte? E Balaam disse all’asina: Io t’ho percossa, perché tu m’hai beffato; avessi pure in mano una spada, che ora ti ucciderei. E l’asina disse a Balaam: Non sono io la tua asina, che sempre hai cavalcata per addietro, fino a questo giorno? sono io mai stata usata di farti così? Ed egli disse: No. Allora il Signore aperse gli occhi a Balaam; ed egli vide l’Angelo del Signore, che stava in su la strada, avendo in mano la sua spada nuda. E Balaam si chinò, e si prostese in terra sopra la sua faccia. E l’Angelo del Signore gli disse: Perché hai percossa la tua asina già tre volte? Ecco, io sono uscito fuori per contrastarti; perciocché questo viaggio non è dirittamente ordinato nel mio cospetto. Ma l’asina mi ha veduto; e, veggendomi, si è rivolta già tre volte; forse si è ella rivolta per tema di me; perciocché già avrei ucciso te, e lei avrei lasciata vivere. E Balaam disse all’Angelo del Signore: Io ho peccato; perciocché io non sapeva che tu mi stessi contra in questo viaggio; ma ora, se esso ti dispiace, io me ne ritornerò. E l’Angelo del Signore disse a Balaam: Va’ pure con cotesti uomini; ma di’ sol ciò ch’io ti dirò. E Balaam andò co’ principi di Balac.”

Tale passaggio detta la verità donde un animale vide un angelo, ricevendo l’abilità di parlare. Allorché l’angelo finalmente apparve a Balaam lo stesso lo riprovò per avere picchiato l’animale; l’angelo aggiunse ancora che lo avrebbe ucciso, risparmiando l’animale. Di modo da vedere l’angelo gli occhi di Balaam dovettero essere aperti, non già quelli dell’asina.

È in base ai ragionamenti di San Tommaso di Aquino che molti Cattolici finirono per pensare che gli animali non possedessero anime esistenti dopo la morte. Seppure le visioni di San Tommaso di Aquino siano degne di considerazione esse non sono infallibili o definitive: in alcuni casi le sue visioni sono state rigettate dal Magistero Ecclesiastico; le sue visioni sull’anima medesima sono state talora dimostrate essere false. San Tommaso di Aquino insegnava che l’embrione umano passava attraverso 3 fasi animali: egli credeva che l’embrione incominciasse con l’anima vegetativa, anima vegetabilis, da lui creduta appartenere ancora alle piante, passando per l’anima sensitiva, anima sensitiva, da lui creduta appartenere ancora alle bestie, per giungere, dopo 40 od 80 giorni, all’anima razionale od intellettuale, anima intellectiva, infusa da Dio. Come spiegato dall’articolo sull’anima dell’Enciclopedia Cattolica del 1907: “La dottrina di San Tommaso è [come segue]… Nella prima fase dello sviluppo embrionale il principio vitale detiene meramente dei poteri vegetativi, dopodiché, giunge in essere un’anima sensitiva, edotta dalle potenze evolventi dell’organismo, dopo ancora, ciò è rimpiazzato dall’anima razionale perfetta, la quale è essenzialmente immateriale, indi postulando un atto creativo speciale. Molti teologi moderni hanno abbandonato quest’ultimo punto della docenza Tomistica, sostenendo che un’anima pienamente razionale venga infusa nell’embrione durante il primo momento della sua esistenza.”. [11]

In altre parole, coloro sottoscriventi la visione Tomistica dell’animazione e della vivificazione debbono credere che un embrione incominci con un’anima plantare, dipoi rimpiazzata da un’anima bestiale ed infine sostituita dall’infusione dell’anima umana razionale, 40 od 80 giorni appresso l’iniziale formazione dell’embrione. San Tommaso di Aquino insegnava pure che l’anima Mariana era incorsa nella macchia del Peccato Originale, un’idea condannata dalla dipoi docenza infallibile sull’Immacolata concezione.

San Tommaso di Aquino, Somma teologica, Parte 3, Domanda 27, Risposta 2, Replica all’obiezione 2: “Se l’anima della Santissima Vergine Maria non fosse affatto incorsa nella macchia del Peccato Originale ciò sarebbe derogatorio nei confronti della dignità del Cristo, in virtù del Suo essere il Salvatore universale, di tutti. Conseguentemente, dopo il Cristo, Il Quale giacché Salvatore universale, di tutti, non necessitava salvezza, la purezza della Santissima Vergine Maria detiene il posto più alto.” [12]

A latere, ancorché tale erronea visione Tomistica circa l’Immacolata concezione sia nel passato stata menzionata, massimamente tale citazione, è rimarchevole che molti presso il movimento falsamente tradizionale, individui e preti prominenti inclusi, una volta confrontati con tale evidenza insistono ancora, erroneamente e disonestamente, che San Tommaso di Aquino non contraddisse l’Immacolata concezione. Semplicemente, le visioni Tomistiche sull’anima non sono infallibili.

Quantunque non si asserisca definitamente che le bestie posseggano anime razionali od intellettuali, uniche agli esseri umani, i soli quali furono creati secondo l’immagine Divina, non si concorda con l’asserzione per cui esse non possono esistere dopo la morte o donde il principio vitale od animale delle bestie è nulla più che una forza vitale sensitiva ed istintiva: credesi che ivi esista dell’altro, perlomeno con rispetto ad alcuni animali.

Chiunque sia giunto a contatto con certi animali sa che i medesimi dimostrano dell’individualità, un’abilità nell’apprendere e nel ragionare e persino delle personalità. 2 animali della stessa specie possono avere delle predilezioni e degli interessi differenti: il loro modo di operare non è completamente istintivo o basato puramente su di una risposta sensoria e sulla reazione. Ad esempio, alcuni gatti sono molto curiosi, mentre altri non lo sono; alcuni cani amano certune attività, mentre altri non le amano. San Gregorio Nazianzeno proclamò quanto seguita circa gli animali.

San Gregorio Nazianzeno, Orazione teologica II (Orazione 28, 23-26), 318 DC: “Debbo io rievocarvi le differenze degli altri animali, sia rispetto a noi che fra di essi, differenze di natura, di produzione, di regione, di temperamento ed in un certo modo di vita sociale? Come è che alcuni sono gregari ed altri solitari, alcuni erbivori ed altri carnivori, alcuni feroci ed altri mansueti, alcuni amanti dell’uomo ed addomesticati ed altri indomabili e liberi? Potremmo inoltre considerarne alcuni al confine della ragione e del potere dell’apprendimento, mentre altri sono totalmente destituiti di ragione… alcuni forti, altri deboli, alcuni atti alla difesa personale, altri timidi e astuti… alcuni attaccati ad un luogo, altri anfibi; alcuni godono di bellezza ed altri sono spogliati… Non è ciò la prova più chiara della maestosa opera Divina?” [13]

Nel paradiso originale, avanti la caduta di Adamo ed Eva, Iddio aveva creato le balene, gli uccelli ed ogni creatura muoventesi sulla terra e nel mare; posti gli animali di tutti i generi nel paradiso originale, immacolato e benedetto Iddio vide che ciò era buono, Genesi 1:25.

Prima che la capitolazione di Adamo ed Eva per mano del serpente recasse il peccato e la morte nel mondo Iddio recò tutte le bestie della terra ed i volatili dell’aria dinnanzi ad Adamo acciocché egli li donasse dei nomi.

Genesi 2:19: “Or il Signore Iddio, avendo formate della terra tutte le bestie della campagna, e tutti gli uccelli del cielo, li menò ad Adamo, acciocché vedesse qual nome porrebbe a ciascuno di essi; e che qualunque nome Adamo ponesse a ciascuno animale, esso fosse il suo nome.”

Quando Iddio distrusse la Terra al tempo di Noè tutte le cose nelle quali vi era respiro vitale morirono, Genesi 7:22. La medesima parola adoperata per le anime od il respiro vitale delle bestie venne utilizzata onde descrivere l’anima umana, sebbene essa sia molto differente da quella animale.

Il diluvio dei giorni di Noè fu descritto da San Pietro come la fine del mondo originale: “Quindi [Iddio] non risparmiò il mondo originale”, 2 Pietro 2:5; eppure, allorquando Iddio avvertì Noè circa ciò che avrebbe dovuto operare alfine di traghettarsi con successo dal mondo originale, attraversando il Diluvio Universale, a quello nuovo, Egli gli comunicò ancora di recare degli animali nell’arca.

Genesi 7:1-5, 8-10: “Poi il Signore disse a Noè: Entra tu, e tutta la tua famiglia dentro l’Arca; perciocché in questa età io ti ho veduto giusto davanti a me. Di ciascuna specie di animali mondi, prendine sette paia, maschio e femmina; e degli animali immondi, un paio, un maschio e la sua femmina. Degli uccelli del cielo, prendine parimente di ciascuna specie sette paia, maschio e femmina; per conservarne in vita la generazione sopra la terra. Perciocché fra qui e sette dì, io farò piovere in su la terra per lo spazio di quaranta giorni e di quaranta notti, e sterminerò d’in su la terra ogni cosa sussistente che io ho fatta. E Noè fece secondo tutto ciò che il Signore gli avea comandato. … Degli animali mondi, e degli animali immondi, e degli uccelli, e di tutto ciò che serpe in su la terra, ne vennero delle paia, maschio e femmina, a Noè, dentro l’Arca; come Iddio avea comandato a Noè. Ed avvenne, al termine de’ sette giorni, che le acque del diluvio vennero sopra la terra.”

Iddio desiderava che gli animali del mondo originale fossero presenti nel mondo venturo, recapitando a Noè degli ordini di calibro straordinario talché ciò avvenisse.

Dopo il Diluvio Universale Iddio stabilì la Sua Alleanza con Noè e con tutti gli animali o creature della Terra.

Genesi 9:11-17: “Io fermo il mio patto con voi, che ogni carne non sarà più distrutta per le acque del diluvio, e che non vi sarà più diluvio, per guastar la terra. Oltre a ciò, Iddio disse: Questo sarà il segno del patto che io fo fra me e voi e tutti gli animali viventi, che son con voi, in perpetuo per ogni generazione. Io ho messo il mio Arco nella nuvola; ed esso sarà per segno del patto fra me e la terra. Ed avverrà che, quando io avrò coperta la terra di nuvole, l’Arco apparirà nella nuvola. Ed io mi ricorderò del mio patto, ch’è fra me e voi, ed ogni animal vivente, di qualunque carne; e le acque non faranno più diluvio, per distruggere ogni carne. L’Arco adunque sarà nella nuvola, ed io lo riguarderò, per ricordarmi del patto perpetuo, fra Dio ed ogni animal vivente, di qualunque carne ch’è sopra la terra. Così Iddio disse a Noè: Questo è il segno del patto, che io ho fermato fra me ed ogni carne ch’è sopra la terra.”

Il commentario Haydock di Genesi 9:10 accredita che Iddio stabilì la Sua Alleanza pure con gli animali.

Iddio creò gli animali per la Terra originale e spiritualmente pristina: è così impensabile che Egli desideri degli animali nei nuovi cieli e nella nuova Terra alla fine del mondo? Difatti, l’Apocalisse raffigura chiaramente la seconda venuta di Gesù Cristo come la ristorazione del paradiso originale sulla Terra.

La prima Terra promuoveva l’albero della vita… nel mezzo del paradiso, Genesi 2:9; l’Apocalisse detta ripetutamente che il Cristo ristorerà l’albero della vita.

Apocalisse 22:2: “In mezzo della piazza della città, e del fiume, corrente di qua e di là, v’era l’albero della vita, che fa dodici frutti, rendendo il suo frutto per ciascun mese; e le frondi dell’albero sono per la guarigione delle genti.”

Non sembra consistente che così come vi erano animali di vari generi nel paradiso originale vi siano animali nel nuovo paradiso, nei nuovi cieli e nella nuova Terra? A tale riguardo occorrerebbe considerare una profezia del Profeta Isaia.

Isaia 65 contiene una profezia circa i nuovi cieli e la nuova Terra. Quantunque una simile profezia operata in Isaia 11:1-9 trovi adempimento nella venuta del Cristo e nello stabilimento della Chiesa Universale della Nuova Alleanza, il passaggio presente in Isaia 65 appare detenere un’applicazione alla fine dei tempi, alla seconda venuta del Cristo ed all’Apocalisse. Numerosi padri Ecclesiastici applicarono Isaia 65 alla fine dei tempi, incluso San Giustino Martire.

La profezia di Isaia 65 è rilevante a riguardo perciocché essa detta che nei nuovi cieli e nella nuova Terra i lupi e gli agnelli si nutrono assieme e che il leone mangia paglia come il bue, ma il serpente terra come pane; sulla montagna santa essi si sarebbero né nuociuti né maltrattati.

Ecco i commenti di San Giustino Martire, 100 DC-165 DC, sulla profezia di Isaia 65.

San Giustino Martire, Dialogo con Trifone l’Ebreo [Dialogue with Trypho the Jew], Capitolo 81, Tentativo di dimostrazione della sua opinione mediante Isaia ed Apocalisse, II secolo DC: “Poiché Isaia parlò così circa questo spazio millenario: ‘Poiché vi saranno i nuovi cieli e la nuova Terra… Poiché secondo i giorni dell’albero della vita saranno i giorni del Mio popolo… Allora i lupi e gli agnelli si nutriranno assieme ed il leone mangerà paglia come il bue, ma il serpente terra come pane. Sulla santa montagna essi né si nuoceranno né si maltratteranno, dice il Signore.’. Orbene, abbiamo compreso che l’espressione Secondo i giorni dell’albero [della vita] saranno i giorni del Mio popolo e le opere dei loro sforzi abbonderanno utilizzata fra queste parole predice oscuramente 1000 anni… Oltretutto, vi era un certo uomo assieme a noi, il cui nome è Giovanni, uno degli Apostoli del Cristo, il quale profetizzò, per mezzo di una rivelazione da lui ricevuta, che coloro i quali avrebbero creduto nel Cristo nostro sarebbero vissuti in Gerusalemme per 1000 anni e che dopo di ciò la risurrezione generale ed, in breve, eterna assieme al giudizio di tutti gli uomini avrebbe preso luogo.” [14]

Apprendesi che nei nuovi cieli e nella nuova Terra il leone, il bue e gli altri animali sarebbero vissuti in armonia. Certuni argomenterebbero che tale potrebbe essere una metafora della maniera donde gli eletti del Cristo hanno da comprendere persone dal temperamento differente: individui di tutti i tipi avranno trovato conversione e pace nell’incorporazione del Cristo, tuttavolta, un’altra interpretazione non è esclusa. Tale passaggio potrebbe trattare dell’effettiva materializzazione di una Terra e di cieli futuri; la dichiarazione di Isaia 65:19, donde nei nuovi cieli e nella nuova Terra lacrime più non sarebbero state versate, è molto prossima ad Apocalisse 21:4.

Apocalisse 21:4: “ed asciugherà ogni lagrima dagli occhi loro, e la morte non sarà più; parimente non vi sarà più cordoglio né grido, né travaglio; perciocché le cose di prima sono passate.”

Ciò suggerisce fortemente che la profezia di Isaia 65, concernente il leone, il bue e così via, deterrebbe dell’applicazione ai nuovi cieli ed alla nuova Terra alla fine dei tempi. Oltre ai dogmi Universali della Divina Rivelazione comunicanti la maniera per cui gli umani debbono andare in Cielo od esservi esclusi si conosce molto poco circa l’effettiva condizione del Cielo.

1 Corinzi 2:9: “Ma egli è come è scritto: Le cose che occhio non ha vedute, ed orecchio non ha udite, e non son salite in cuor d’uomo, son quelle che Iddio ha preparate a quelli che l’amano.”

Difatti, nel paradiso originale gli animali non si uccidevano o mangiavano: nel piano originale di Dio le erbe e gli alberi producenti seme costituivano il cibo o la vivanda sia delle creature di terra sia degli uomini, Genesi 1:29-30; fu solamente appresso il peccato di Adamo, appresso i cambiamenti terrestri risultati dal Diluvio Universale, l’introduzione delle varie stagioni e la conseguente riduzione dell’offerta di alberi ed erbe durante i vari periodi dell’anno che gli animali divennero carnivori. Esiste una lezione affascinante circa tale punto ad opera di un professore di zoologia: egli ha spiegato che le creature tipicamente considerate carnivore e cacciatrici non lo erano dal principio, mostrando come il loro equipaggiamento naturale sia perfettamente consistente con tale conclusione e con un disegno originale vegetariano. [15]

Pertanto, attsoché gli animali vissero in pacifica armonia nel paradiso originale sarebbe logico che essi lo facciano ancora nei nuovi cieli e nella nuova Terra: le parole del Profeta Isaia, predicenti una tale situazione, sarebbero dunque consistenti con una comprensione più letterale della profezia. Nondimeno, anche se si concedesse che la descrizione di Isaia 65 sia simbolica o metaforica farebbe di mestieri domandare ancora il perché Iddio avrebbe fornito un simbolo degli animali nei nuovi cieli e nella nuova Terra in presenza di un concetto sì ripugnante alla realtà.

Fa d’uopo chiaramente affermare che l’adorazione degli animali è un’eresia abominevole, avente piagato la gente del Vecchio Testamento ed oggidì ancora esistente. Gli animali non sono Dio ed essi sono differenti dagli esseri umani: essi non posseggono anime razionali, tuttavolta, essi posseggono una forma di esistenza speciale, resa loro da Dio. È inoltre semplicemente rimarchevole considerare le magnifiche abilità e caratteristiche dagli animali continuamente esibite: tali abilità refutano chiaramente l’asserzione donde essi sono semplicemente degli esseri funzionanti solamente mediante l’istinto e la risposta sensoriale. Ad esempio, esiste un magnifico video Youtube chiamato Cane eroico tenta di aiutarne uno ferito, Cile [Heroic dog tries to help wounded dog, Chile]; [16] esso è stato visionato quasi 2 milioni di volte. Nell’attraversare un’autostrada congestionata un cane venne colpito da una vettura, rimanendo privo di soccorso nel mezzo del pesante traffico; un secondo cane non troppo distante lo vide: quest’ultimo decise di avventurarsi nel pesante traffico onde salvare il primo; esso evitò le vetture, prese il cane ferito con i suoi denti e con le sue zampe e lo trascinò centimetro per centimetro verso l’incolumità allato della strada; il cane ferito sopravvisse. Tale pellicola è semplicemente incredibile; storie simili potrebbero essere moltiplicate molte volte.

Esiste un affascinante serie di 3 video chiamata Incredibile creature sfidanti l’evoluzione [Incredible creatures that defy evolution]. Tale serie di video, venduta sul negozio di rete informatica del presente monastero, è un documentario clamoroso circa le piene capacità delle creature Divine.

Aneddoto 1: “Esistono animali salvanti gli esseri umani, animali manifestanti coraggio straordinario, animali esibenti un’insolita abilità nel mostrare emozione e persino nel piangere, animali potenti comunicare, alcuni mediante metodi gerarchici ed altri per mezzo del linguaggio dei segni, animali conoscenti l’avvento di un ciclone o di un terremoto, animali potenti odorare il cancro, la droga e le termiti… ” [17]

Aneddoto 2: “Giovanni e Michele Helfrich di Giustino [Justin], Tesso [Texas], possedevano una vitella della razza bovina dalle corna lunghe chiamata Bina [Beanie] la quale osservava Giovanni riparare una linea acquifera avente ingenerato una perdita. Onde riparare la tubatura egli doveva prima scavare una buca presso entrambi i lati della medesima. La vitella gli stette accanto tutto il giorno, osservando le sue azioni: ad un tratto, al suo stupore, quando egli iniziò a riempire la buca essa, presso di lui, si accinse a spingervi dentro la terra; egli vi saltò in seguito dentro ed allorché lo fece Bina [Beanie] saltò dentro con lui, iniziando a compattare la terra; allorché egli usciva onde spingervi dentro più terra essa lo seguiva, spingendo la terra con la sua testa.” [18]

Aneddoto 3: “Una bambina venne addotta da uno straniero in un furgone, condotto lontano circa 12 miglia, tenuta cattiva presso di esso lungo una strada deserta. Si apprese successivamente che il furgone si era fermato neppure una volta durante lo spostamento dal luogo dell’adduzione alla strada deserta 12 miglia lontano. Diverse ore appresso l’adduzione le autorità locali diedero al loro Cane di Sant’Uberto un pezzo di indumento della bambina come referenza alfine di porre il cane sulle sue tracce. Trascorsero diverse ora ancora ma il cane condusse la polizia a piedi lungo le stesse 12 miglia di autostrada transitata dal furgone, la medesima rampa di uscita e la medesima strada deserta: il Cane di Sant’Uberto le condusse esattamente al furgone e la vittima venne salvata illesa.” [19]

Aneddoto 4: “La Signora Jensen rimaneva con la sua giumenta ed il suo puledro tutto il dì. Quella sera il puledro smise semplicemente di respirare: in quell’istante i 5 altri cavalli dei Jensen, i quali durante le poche ore precedenti si erano il più possibile raccolti attorno alla stalla, si innalzarono sulle zampe posteriori ed iniziarono ad emettere lamenti squarcianti: essi non avrebbero potuto vedere il puledro, poiché esso era nella stalla al momento della morte, eppure essi lo sapevano. Fu un’esperienza che la Signora Jensen avrebbe mai dimenticato e la quale, in questa vita terrena, ella avrebbe mai pienamente compreso.” [20]

Aneddoto 5: “Un fattore in Australia avente sofferto dei seri infortuni celebrali dopo essere stato colpito da un ramo caduto da un albero venne salvato da un canguro parzialmente cieco, acclamato come un eroe. Dopo avere scorto il fattore privo di sensi in un campo Lulu il canguro bussò veementemente sulla porta di casa della famiglia, a Moraguella [Morwell], Gippilanda [Gippsland], nell’Australia sudorientale.” [21]

Gli animali hanno goduto notevoli benefici salutari per mezzo di musica suonata da un’arpa. [22] Una terapista musicale decise di scoprire la reazione delle altre creature alla musica: “Ella decise di condurre un esperimento presso un piccolo caseificio di Sinna [Sidney], Indiana, nel quale 42 vacche giammai esposte alla musica vennero trattate con dosi misurate di musica classica, di rotolio forte [hard rock] e di musica da campagna ed Occidentale [country and Western] attraverso un periodo di 13 giorni. I risultati suggerirono che le mucche fossero un pubblico sofisticato: la produzione di latte incrementò quasi del 6% durante la messa in onda della musica classica, la Settima sinfonia in Do maggiore di Beethoven, decrementando invece dello stesso ammontare durante l’azionamento da parte dello stereo della musica della banda di rotolio [rock] appellata Kiss.” [23]

Storia personale

Si desidererebbe condividere una storia personale. Il presente monastero possedeva un piccolo cane da molti anni: attorno al 2003 o 2004 il cane iniziò a soffrire di vecchiaia e di cataratte all’occhio; essa era molto debole e quasi cieca; il cane si trovava chiaramente prossimo alla fine della sua vita. Si decise che fosse ottimale abbatterlo – un qualche cosa di moralmente lecito con gli animali e non già con gli esseri umani. Durante l’esatta giornata nella quale era stata maturata tale decisione, per cui il cane sarebbe stato purtroppo abbattuto, si scoprì che essa stava trascorrendo tutto il suo tempo nella cappella del monastero, per terra, in presenza del Santissimo Sacramento, essendo la cappella accessibile da una delle stanze; avanti quella giornata il cane aveva mai dormito a lungo nella cappella. Non si reputa accidentale o meramente coincidentale che esattamente avanti la fine della vita del cane qualche cosa la attirò in presenza di Colui Che la aveva creata: difatti, allorquando venne raccolta onde essere portata via per l’ultima volta nella sua vita ella venne raccolta dal pavimento della cappella; qualche cosa la motivò nella sua ora più debole e laddove prossima alla sua fine ad entrare in presenza di Dio.

Ugualmente interessante è il fatto che la medesima cosa occorse con rispetto ad uno dei gatti dello stesso. Si posseggono correntemente 2 gatti: nella Primavera del 2008 uno dei gatti divenne estremamente malato, con un’infezione allo stomaco, smettendo mai di vomitare per un periodo esteso di tempo; si pensò che il gatto potesse probabilmente morire. Data la sua sofferenza e la sua permanenza presso le ore chiaramente peggiori della sua vita il gatto trascorse quasi tutti il suo tempo a dormire sul pavimento della cappella, siccome il cane anni prima. Laddove sano il gatto si era raramente avventurato nella cappella, per dei brevi periodi di tempo; peraltro, esso non vi dormiva per lungo tempo, trascorrendovi mai certamente la più parte della giornata. Eppure, in punto di morte, il gatto spese praticamente le sue intere giornate nella cappella, esattamente accanto al Santissimo Sacramento, per un esteso periodo di tempo. Non si crede che l’entrata del gatto in presenza di Dio durante la sua estrema sofferenza sia stata accidentale. Grazie a Dio, il gatto finì per riprendersi, trovandosi correntemente in eccellente salute.

In chiusura, il messaggio Evangelico e la redenzione umana operata da Dio sono per gli esseri umani e non per gli animali. Tutti gli animali sono innocenti: Iddio decise di nascere contornato da animali, innocenti, invece che da esseri umani; oltreché alfine di distruggere la mala propensione Israelitica ad adorarli, nel Vecchio Testamento gli animali venivano richiesti in sacrificio coprendo il peccato per il fatto che essi sono delle creature senza peccato. È opinione dei presenti monaci che almeno alcuni animali continuino ad esistere dopo le loro vite terrene, come parte del disegno Divino.

Giobbe 12:10: “Nella cui [del Signore] mano è l’anima d’ogni uomo vivente, E lo spirito d’ogni carne umana.”

Osea 2:18: “E in quel tempo farò che avran patto con le fiere della campagna, e con gli uccelli del cielo, e co’ rettili della terra; e romperò archi, e spade, e strumenti di guerra, e farò che verranno meno nel paese; e li farò giacere in sicurtà.”

Colossesi 1:17: “Ed egli è avanti ogni cosa, e tutte le cose consistono in lui.”

Proverbi 12:10: “L’uomo giusto ha cura della vita della sua bestia; Ma le viscere degli empi son crudeli.”

Ecclesiaste 3:1, 14-15: “Ogni cosa ha la sua stagione, ed ogni azione sotto il cielo ha il suo tempo. … Io ho conosciuto che tutto quello che Iddio fa è in perpetuo; a ciò niente si può aggiungere, e niente se ne può diminuire; e Dio il fa, acciocché gli uomini lo temano. Ciò che è stato era già prima, e ciò che ha da essere già è stato; e Iddio ricerca quello che è passato.”

Questo articolo fa parte il monastero più Sacra Famiglia

Note di fine sezione

[1] Sant’Ireneo, Contro le eresie [Against heresies], Libro 4, Capitolo 20 (11), 180 DC.

[2] Gino Simi e Mario Segreti, San Francesco da Paola, 1977, Libri Tan [Tan books], SUA, pagina 26.

[3] Gino Simi e Mario Segreti, San Francesco da Paola, 1977, Libri Tan [Tan books], SUA, pagina 26.

[4] G. Kearns OP, La vita del Beato Martino de Porres [The life of Blessed Martin de Porres], 1937, Kennedy e figli [Kennedy and sons], SUA, pagine 113-114.

[5] G. Kearns OP, La vita del Beato Martino de Porres [The life of Blessed Martin de Porres], 1937, Kennedy e figli [Kennedy and sons], SUA, pagina 111.

[6] I piccoli fiori di San Francesco di Assisi [The little flowers of Saint Francis of Assisi], Capitolo 21, SUA.

[7] Susanna Pittman, Animali in Cielo? [Animals in Heaven?], 2009, Universo [Universe], SUA, pagine 79-80.

[8] Giovanna Carroll Cruz, Misteri, meraviglie e miracoli nelle vite dei santi [Mysteries, marvels, miracles in the lives of the saints], 1997, Libri Tan [Tan books], SUA, pagina 480.

[9] Carlo Warren Stoddard, Sant’Antonio: l’operatore di meraviglie di Padova [Saint Anthony: the wonder worker of Padua], 1971, Libri Tan [Tan books], SUA, pagine 61-62.

[10] Giovanna Carroll Cruz, Miracoli Eucaristici [Eucharistic miracles], 1987, Libri Tan [Tan books], SUA pagina 207.

[11] Enciclopedia Cattolica, Anima, 1907.

[12] San Tommaso di Aquino, Somma teologica, Parte 3, Domanda 27, Risposta 2, Replica ad obiezione 2.

[13] San Gregorio Nazianzeno, Seconda orazione teologica [Second theological oration], Orazione 28 (23-26), 381 DC.

[14] San Giustino Martire, Dialogo con Trifone l’Ebreo [Dialogue with Trypho the Jew], Capitolo 81, II secolo DC.

[15] Gualtiero Veith, Il conflitto della Genesi: dalla Creazione alla ristorazione, scoperte straordinarie [The Genesis conflict: Creation to restoration, amazing discoveries], DVD, SUA.

[16] http://www.youtube.com/watch?v=ofpYRITtLSg

[17] Susanna Pittman, Animali in Cielo? [Animals in Heaven?], 2009, Universo [Universe], SUA, pagina 5.

[18] Maria Buddenmeyer-Porter, Animali, esseri immortali [Animals, immortal beings], 2005, Casa di autore [Author house], SUA, pagina 36.

[19] Gario [Gary] Kurz, Nasi freddi presso i Cancelli perlati [Cold noses at the Pearly gates], 2008, Corporazione di pubblicazione Kensington [Kensington Publishing corporation], SUA, pagina 98.

[20] Maria Buddenmeyer-Porter, Vedrò io Fido in Cielo? [Will I See Fido in Heaven?], 2006, Pubblicazioni Eden [Eden Publications], SUA, pagina 23.

[21] Nicoletta Behrikis Shanahan, Il ponte dell’arcobaleno: la perdita degli animali domestici è guadagno Celeste [The Rainbow bridge: pet loss is Heaven’s gain], 2007, Pubblicazioni di Pietro [Pete publishing], SUA, pagina 29.

[22] Susanna Pittman, Animali in Cielo? [Animals in Heaven?], 2009, Universo [Universe], SUA, pagina 5.

[23] Gario [Gary] Kowalski, Le anime delle bestie? [The souls of animals?], 1999, Biblioteca del nuovo mondo [New world library], SUA, pagina 56.

Vanno gli animali in Cielo?

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